Note su Michelangelo (550° della nascita), i Buonarroti e l’Accademia dei Pittori
“Io intendo scultura quella che si fa per forza di levare” (lettera a Benedetto Varchi): questo pensiero di Michelangelo piaceva molto al padre Eugenio M. Casalini († 2011) della SS. Annunziata perché era una metafora della vita cristiana e del cammino dell’anima verso la perfezione: un togliere continuamente pezzetti di peccato per rivelare la splendida figura che essa è.
Il caro padre, frate e storico dell’arte, prediligeva di lui ogni altra opera – sculture, pitture e poesia –. Sono lieta pertanto di ricordarne la sensibilità e di avere un buon pretesto per dire qualcosa sull’artista nel 550° anniversario della nascita (Caprese, 6 marzo 1475) e nelle celebrazioni pubbliche ... le quali però mi sembrano sottotono rispetto ad altre simili del passato.
Come è uso di questi miei articoli, vorrei riportare notizie inedite. Tanto però è stato già stato resocontato sull’artista oltre agli innumerevoli omaggi in pitture, cartoline, poster, eccetera. Anche librerie, biblioteche e siti internet riportano quanto possibile su lui. L’inedito quindi resta difficile da trovare. Quindi, per non ripetere altrui lavori, ai quali rimando, ripiego su due manoscritti con informazioni particolari e indirette.
Materia del primo è un lungo repertorio di famiglie, nel quale si trova la sua che era della nobiltà, nonostante la temporanea penuria di mezzi. È citata così:
“Buonarroti
Michelangnolo [il Giovane] di Lionardo Buonarroti nipote di fratello dell’|insigne scultore, e della Cassandra di Donato Ridolfi tenne in casa accademia di antichità e fu d’aiuto al Segaloni [Francesco, 1564-1630, cancelliere delle Riformagioni] per fare il Priorista che nelle Tratte si conserva e da cui le provanze di nobiltà si traggono. Diletteavasi oltre modo di questi studi e ne era intendentissimo onde le fatiche tutte del Segaloni procurò d’aver in poter suo lasciate poi con istretto fidecommisso a’ suoi eredi da Lionardo suo nipote. Nato egli nel 1568 morì il dì 11 gennaio 1646 e fu in Santa Croce riposto. Ebbe un fratello per nome fra Francesco cavalier di Malta e che poi morì in qualità di segretario della Lingua d’Italia l’anno 1632 d’anni 58 nel mese d’ottobre.
Da Buonarroto fratello de’ dua sopraddetti e dalla sua moglie Alessandra d’Andrea Macigni nacque Lionardo, che di Ginevra d’Esaù Martellini fu padre del dottissimo senatore Filippo Buonarroti [senatore nel 1700, † 1733] auditore di sua altezza reale che di presente vive”.
La seconda parte delle notizie suddette è tratta da un saggio manoscritto di Girolamo Ticciati, scultore e architetto fiorentino († 1744), riguardante la storia della gloriosa Accademia del Disegno e di come le esequie di Michlangelo fossero diventate ‘modello’ per altre. Vi si legge:
“La fama di questa virtuosa adunanza, la quale cresceva così florida sotto la protezione de’ principi e fra l’amore ed attenzione di quei savi professori, e che esponeva due volte l’anno tante bell’opere nelle feste della Santissima Trinità e di Santo Luca, e particolarmente nelle famose esequie fatte per Michelagnolo, alle quali concorsero colle loro fatiche più di trenta pittori, e scultori tutti di chiaro nome, mossero i più celebri maestri di questi tempi a dimostrare con lettere ad essa diretta la stima che ne facevano e a supplicare [...]. Tali furono Andrea Palladio, Danese Catanio, il Tintoretto, Giuseppe Salviati e Tiziano e nel 1570 il dì 14 gennaio, essendo l’Accademia adunata nel capitolo de’ Servi [cappella dei Pittori nel Chiostro Grande] comparve uno degli eredi di Iacopo Sansovino, famoso per le singolari opere sue di scultura e di architettura e pregò che ella volesso onorare la memoria di taanto uomo con pubbliche essequie”.
Il Ticciati più avanti dichiarava Michelangelo “già capo e primo accademico”, ricordando che lo stemma dell’Accademia era il suo: “teneva per la sua impresa tre cerchi nell’istessa guisa disposti, i quali poi in forma di tre corone furono posti nelle sue esequie e scolpite nel suo deposito”.
Trovo interessante della trattazione del Ticciati anche la considerazione nella quale a Firenze si tenevano pittori e le loro pregiate opere. Siamo nel 1602:
“Per ordine e mandato di sua altezza serenissima la magnifica Pratica Segreta ha commesso alli maestri della Dogana di Firenze che faccino comandamento a’ loro ministri di Dogana delle Porte di Firenze, doganieri, e passeggieri, che non gabellino e non lascino uscir di Firenze, né etiam per condur nelle proprie ville, né nel resto del dominio per estrarsi fuori di esso, pittura di sorta alcuna senza licenza del luogotenente di sua altezza nell’Accademia del Disegno, sottoscritta da lui, e da uno de’ primi di quella professione, sigillata con il segno di detta Accademia con sigillare anco con il medesimo segno la pittura, acciò non si possa usar fraude e cavarne una per un’altra, sotto pena a detti ministri che in contrario facessero, dell’arbitrio di essa magnifica Pratica, e questo a fine et effetto che la città di Firenze e il resto del dominio non restino privi dell’opere egregie d’eccellenti pittori. [...]
E ancora possino concedere dette licenze per le pitture de’ pittori defunti secondo giudicheranno espediente, avendo riguardo di non le concedere per quelle che fossero degne di restare nella città; ma per le pitture degli infrascritti non si possa conceder licenza in modo alcuno, né etiam condurle in villa; i nomi dei quali sono questi cioè:
Michel Agnolo Buonarroti
Raffaello da Urbino
Andrea del Sarto
Mecherino [Domenico Beccafumi]
Il Rosso Fiorentino
Lionardo da Vinci
| Il Francia Bigio
Pierino del Vaga
Iacopo da Pontormo
Tizziano
Francesco Salviati
Agnolo Bronzino
Daniello da Volterra
Fra Bartolommeo di San Marco
Fra Battista del Piombo
Filippo di fra Filippo
Antonio Correggio
Il Parmigia(ni)no
Pietro Perugino, il quale fu aggiunto alla suddetta nota d’ordine del gran duca data al cavaliere Giorgio Vasari il dì 11 febbraio 1611, come è notato nel Libro de’ nostri statuti ...”.
Poco tempo dopo l’Accademia dette esecuzione all’ordine nominando i deputati al rilascio delle licenze:
“Santi di Tito, Iacopo Ligozzi, Domenico Passignani, Lodovico da Cigoli, Alessandro Allori, Pietro Soci sanese, Gregorio Pagani, Lodovico Buti, Cosimo Gamberucci, Giovanni Stradano fiammingo, Iacopo da Empoli, Giovanni Bizzelli”.
Paola Ircani Menichini, 14 marzo 2025. Tutti i diritti riservati.
L'articolo in «pdf»